Il Logo fai da te

Recentemente mi sono imbattuta nel sito tailorbrands.com.
Se il nome suggerisce un servizio tagliato su misura nella realtà dei fatti il risultato è assolutamente standardizzato e, lasciatemi dire, spersonalizzante.
Non è l’unico sito ad offrire servizi del genere, ce ne sono molti altri, alcuni addirittura ti fanno il sito in 5 minuti… magari scriveremo un articolo anche su quelli.

Di questo sito in particolare però mi ha colpito l’interfaccia, è studiato ed efficace. Chi lo ha progettato si è sicuramente rivolto ad un designer per fargli realizzare uno strumento che lo avrebbe in qualche modo distrutto… una sorta di paradosso della grafica!

Come ti rappresenta un logo? O meglio, il tuo logo ti rappresenta?

A tal proposito chiamiamo in aiuto Wikipedia che alla definizione di logo riporta:

Un logo (dal greco ????? – logos che significa “parola” e ????? – typos che invece significa “lettera”) è la figura, che solitamente rappresenta un prodotto, un servizio, un’azienda, o altro ancora…Un logo professionale permette di riconoscere l’azienda a cui si riferisce con effetto quasi immediato. Compito del logo è quello di ispirare fiducia e superiorità rispetto a un altro marchio. Si tende inoltre ad accompagnare il logo con uno slogan, chiamato payoff, che aiuta a rafforzare l’identità del marchio (ad esempio: Nike – Just Do It).

Per studiare un logo efficace è necessario approfondire i valori e la visione del soggetto che deve rappresentare e naturalmente servono delle competenze tecniche che generalmente sono possedute dai graphic designers (percezione visiva, teoria del colore, psicologia della Gestalt).

E poi non possiamo non considerare l’esperienza, l’archivio visivo e lo stile personale che rendono ogni designer unico come il logo che deve progettare.

Un logo deve essere BELLO e riproducibile su ogni supporto, UNICO e riconoscibile ad ogni dimensione.

Mi rendo conto che il concetto di “bello” è molto soggettivo, ma quando si parla di grafica ci sono cose che sono oggettivamente belle e cose oggettivamente brutte.

Per riconoscerle occorre un’educazione al gusto che va coltivata ed educata nell’unico modo possibile ovvero guardando cose belle. Temo fortemente che se ci circondiamo di brutta grafica nessuno sarà più in grado di riconoscere il bello dal brutto e di conseguenza il nostro mestiere verrà svuotato completamente del suo significato, visto che sottovalutato lo è già, almeno in Italia. Se è vero che, come ho detto in uno dei miei post precedenti, il compito del designer è creare qualcosa che funzioni è altrettanto vero che una cosa brutta non può funzionare.

Tutta questa premessa era necessaria per meglio intendere il seguente concetto chiave.

Se due designer hanno impiegato un mese a realizzare il logo di Coccodè, com’è possibile che un robot lo faccia altrettanto bene in 5 minuti?

C’è oggettivamente qualcosa che non va. Ma la mia non vuole essere una polemica sul sito in questione (che ha avuto la sfortuna di incontrarmi nella giornata sbagliata) ma una riflessione su cui vorrei si soffermassero tutti quelli che “Ho bisogno di un logo, ma un grafico chissà quanto me lo farà pagare, lo faccio qui che è gratis, tanto va bene lo stesso…”.

Lasciando perdere il discorso tariffe, su cui andrebbe aperto un capitolo a parte, vorrei mostrarvi che cosa Tailor Brands ha realizzato in 5 minuti per Coccodè.

Tailor-Brands-per-Coccode

Il sito ha una user experience impeccabile e all’inizio fa inserire una descrizione della tua attività per darti l’illusione che verrà presa in considerazione.

Il risultato visivamente non è nemmeno male, le anteprime sui vari supporti possono anche convincere, ma che cosa racconta di Coccodè questo logo? Potrebbe essere una pasticceria, un’agenzia di wedding planning, un’agenzia viaggi, e chi più ne ha più ne metta.

L’unico aspetto creativo che è stato inserito è l’aver usato un font calligrafico inglese anzi che un graziato o un bastone, ma attenzione, se non ti piace puoi scegliere fra le alternative mostrate nella colonna di destra, allora Coccodè potrebbe diventare una ditta di caramelle o una start up ad alto valore tecnologico…

Ma d’altra parte che cosa ci aspettiamo da un’intelligenza artificiale?
L’empatia, l’intuito, la ricerca, l’esperienza, l’entusiasmo e la creatività?
Ci vorrebbe un designer!

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2 commenti

  1. Luca ha detto:

    Condivido tutto!! Mestiere difficile il nostro…
    Quello che trovo veramente difficile e a tratti quasi insormontabile è la spesso assoluta mancanza di “educazione visiva ” da parte dei clienti che ho incontrato in questi anni ( diploma IED 1994).
    Poco sembra essere cambiato da allora ed anzi …. la rete in questi casi offre tecnologie comode ed allo stesso tempo svilenti per il nostro lavoro.
    Complimenti continua così… non mollare …. Non molliamo mai !!